Il bilinguismo, una fonte di ricchezza per i bambini. Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini

Il bilinguismo, una fonte di ricchezza per i bambini. Intervista alla Dott.ssa Adelia Lucattini

È stato ormai dimostrato che il bilinguismo non favorisce l’insorgenza di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA). Se un bambino bilingue manifesta disturbi nella lettura o nella scrittura, non sempre è consigliabile abbandonare la seconda lingua, bisogna valutare situazione per situazione e scegliere con l’aiuto di specialisti neuropsicologi e psicoanalisti infantili, quale sia la soluzione più adatta in quel momento per il bambino. È interessante osservare l’uso creativo che le persone plurilingui fanno delle lingue, giocando con le parole, inventando neologismi, nuovi modi di dire e di scherzare al di fuori degli schemi didattici spesso utilizzati nelle scuole. Quest’uso creativo delle lingue ha molto stimolato studiosi, insegnanti, e psicoanalisti che propongono un apprendimento gioioso e divertente di tutte le lingue. Ce ne parla di questo, la Dott.ssa Adelia Lucattini

L’apprendimento di una lingua seconda lingua fin dalla primissima infanzia, è una ricchezza per se
stessi e in prospettiva un investimento per il futuro. È importante precisare che essere bilingue è
diverso dal parlare due lingue. Il bilinguismo è la capacità che ha una persona o un gruppo etnico, di
usare alternativamente e senza difficoltà due diverse lingue, è quindi la padronanza di due lingue
diverse, apprese contemporaneamente fin dall’infanzia.
Gli studiosi hanno censito più di 7000 tra lingue e idiomi in tutto il mondo, per cui il
multilinguismo è da considerarsi un dato di fatto. Con gli spostamenti delle popolazioni, le nostre
società sono da sempre multietniche e di conseguenza anche multilingue.
Insieme alla lingua nazionale del paese in cui si vive, spesso i genitori scelgono di insegnare o far
apprendere ai propri bambini anche una seconda lingua fin da piccolissimi. Questo può accadere
perché uno o entrambi i genitori sono stranieri o perché semplicemente ritengono che possa
costituire un arricchimento e un domani, offrire migliori possibilità di studio e maggiori opportunità
di lavoro. Negli ultimi decenni ha avuto grande impulso l'apprendimento precoce di più lingue
anche a scuola, con lo studio di una lingua straniera fin dal nido o dalla scuola dell’Infanzia. Lo
studio di una o più lingue prosegue poi per tutto il ciclo scolastico e anche con studi universitari in
lingua straniera.

DOTT.SSA LUCATTINI, PUO’ SPIEGARE COM’ È POSSIBILE CRESCERE I PROPRI
FIGLI BILINGUI?
Essere bilingui non significa semplicemente saper parlare due lingue. Chiunque può imparare una o
più lingue studiando e la velocità di apprendimento è direttamente proporzionale al tempo che si
dedica al loro studio. Il bilinguismo è l’essere in grado di parlare utilizzando due sistemi linguistici
diversi, in un modo sostanzialmente intercambiabile. Quindi, se si desidera per i propri figli un
futuro da bilingue, bisogna iniziare fin da piccolissimi.

LE LINGUE AIUTANO L’INTELLIGENZA?
Alcuni studi hanno collegato l’intelligenza anche alla quantità di parole con il loro molteplici
significati, a cui un bambino viene esposto ed è in grado di memorizzare nella sua memoria
implicita, nei primi tre anni di vita. Più il vocabolario è ricco, maggiore è la quantità di fonemi (i
suoni associati alle parole) diversi che il bambino sente e acquisisce, maggiori saranno le sue
capacità di comprensione, affettive, inconsce e cognitive.

QUALI SONO LE TAPPE DI APRENDIMENTO DELLE LINGUE NEI BAMBINI?
Nei bambini dalla nascita fino a 7 anni l'apprendimento della lingua avviene infatti in modo
intuitivo, dopo i 7 anni l'apprendimento diviene “deduttivo” cioè il bambino riflette sulla lingua e
sulla sua struttura, aiutato anche dalla scuola e dall’apprendimento della scrittura. Esiste sempre una
lingua “prevalente” che di solito coincide con quella del paese in cui si vive, indipendentemente
dalla lingua parlata dai genitori o in famiglia. Poiché la componente sociale è determinante
nell’apprendimento di qualsiasi lingua, non solo per un bisogno d’integrazione ma anche per il
“tempo di esposizione” alla lingua stessa. Per apprendere e ricordare una seconda lingua, infatti, è
necessario che il tempo di esposizione l’immersione linguistica sia superiore al 30% del tempo il
bambino trascorre interagendo con gli altri. Inoltre, l'esposizione deve essere costante durante tutta
l’infanzia e l’adolescenza altrimenti può essere dimenticata.

LA NECESSITÀ E IL DIVERTIMENTO SONO INDISPENSABILI PER I BAMBINI?
È ormai chiaro, che le persone bilingui mantengono questa capacità solo se hanno bisogno.
Come ha sottolineato François Grosjean, il fattore necessità ha un’importanza cruciale, deve restare
alto e costantemente accompagnato dalla pratica della lingua stessa. Il bambino bilingue deve essere
stimolato a parlare con altri bambini e la seconda lingua deve essergli necessaria per comunicare.
Spesso all’inizio i bambini non capiscono perché debbano studiare una seconda lingua quando a
casa parlano l'italiano, mentre accettano più volentieri di frequentare una scuola internazionale
poiché incontrano altri bambini conoscono gli insegnati, praticano sport e in poco tempo diventa il
loro ambiente di socializzazione scolastica. L’importante è aiutarli a non sentirsi “diversi” rispetto
ai propri familiari e agli amichetti che frequentano al di fuori ella scuola.
Per aiutare e motivare i propri figli a rimanere bilingui senza forzarli è utile avere baby-sitter o
ragazze alla pari che parlino nella seconda lingua, quando e se è possibile frequentare amici o
parenti stranieri, partecipare a laboratori e gruppi di gioco in lingua, utilizzare a partire dai 7-8 anni
giochi anche al computer, vedere di cartoni animati in altre lingue.
Non bisogna mai dimenticare che i bambini imparano “per amore” e sempre all’interno della
relazione affettiva con i genitori e familiari più intimi.

INSEGNARE LA PROPRIA LINGUA AI FIGLI SPESSO ANCHE UN BISOGNO
D’AFFETTO?
A volte i genitori sentono l’esigenza di trasmettere la propria lingua ai figli anche per avere
qualcuno di vicino con cui parlare nella lingua degli affetti, legata alla propria storia personale e
familiare, un elemento indissolubile della propria identità. Nelle famiglie in cui uno o entrambi i
genitori parlano un’altra lingua, la trasmissione ha significati profondi, personali, privati, intimi e
inconsci, avere un figlio con cui parlare nella propria lingua, fa senz’altro sentire meno soli. Se i
figli preferiscono usare la lingua del paese in cui vivono anche se comprendono la lingua dei
genitori, non c’è da preoccuparsi, quando ne avranno la necessità, parleranno nella seconda lingua
che hanno appreso fin da piccoli, con tutti!

ESISTE UN RAPPORTO TRA BILINGUISMO E DSA?
È stato ormai dimostrato che il bilinguismo non favorisce l’insorgenza di Disturbi Specifici
dell’Apprendimento (DSA). Se un bambino bilingue manifesta disturbi nella lettura o nella scrittura, non sempre è consigliabile abbandonare la seconda lingua, bisogna valutare situazione per situazione e scegliere con l’aiuto di specialisti neuropsicologi e psicoanalisti infantili, quale sia la soluzione più adatta in quel momento per il bambino.

POSSIAMO PARLARE DI “CREATIVITÀ LINGUISTICA”?
L’uso creativo delle lingue ha molto stimolato studiosi, insegnanti, e psicoanalisti che propongono
un apprendimento gioioso e divertente di tutte le lingue.
I genitori possono stare tranquilli, l’apprendimento di due o più lingue è senz’altro un
arricchimento, purché non sia mai forzato e fuori contesto.
Le lingue hanno lo scopo di comunicare, di fare nuove amicizie, di avere libertà di scelta negli studi
e più possibilità di lavoro.

Marialuisa Roscino

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