Terapie contro la dislessia: se i videogiochi possono aiutare

Terapie contro la dislessia: se i videogiochi possono aiutare

Questo quanto emerge da uno studio condotto da due giovani ricercatori del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, Sandro Franceschini e Sara Bertoni, pubblicato sulla rivista scientifica «Neuropsychologia» dal titolo “Improving action video games abilities increases the phonological decoding speed and phonological short-term memory in children with developmental dyslexia”.
La dislessia raramente coinvolge solo la lettura, frequentemente è associata ad altri disturbi specifici dell’apprendimento come disortografia, discalculia e disgrafia. Affligge un bambino su 20 e rappresenta il disturbo neuroevolutivo più diffuso.

Precedenti studi scientifici dei ricercatori – nel 2013 su «Current Biology» Action Video Games Make Dyslexic Children Read Better e nel 2017 su «Scientific Reports» A different vision of dyslexia: Local precedence on global perception e Action video games improve reading abilities and visual-to-auditory attentional shifting in English-speaking children with dyslexia – hanno già dimostrato come un trattamento sperimentale mediante l’uso di videogiochi d’azione fosse in grado di migliorare la velocità di lettura, le abilità attentive e la memoria verbale a breve termine (cioè quella dei suoni del linguaggio che viene impiegata quando leggiamo) in bambini con dislessia, sia di madrelingua italiana che inglese.
Sandro Franceschini e Sara Bertoni del “Laboratorio di neuroscienze cognitive dello sviluppo”, diretto dal Professor Andrea Facoetti dell’Università di Padova, dimostrano con uno studio clinico su 18 bambini con grave dislessia resistenti a tutti i trattamenti tradizionali che non tutti i piccoli soggetti con dislessia traggono beneficio dall’utilizzo di videogiochi nella cura: solo chi riesce a migliorare il suo punteggio nel corso delle partite al videogioco ottiene un beneficio.
Questa scoperta apre la strada all’approfondimento degli studi sulle abilità attentive, percettive e motorie per comprendere meglio il perché alcuni bambini abbiano difficoltà ad acquisire le “regole del gioco”.

«La ricerca pubblicata – afferma Sara Bertoni – dimostra che nei training con videogiochi d’azione, così come per gli altri trattamenti per la dislessia, è necessaria una supervisione da parte di un esperto in riabilitazione neuropsicologica dello sviluppo. Oltre alla conoscenza delle basi sottostanti il disturbo e quelle legate al trattamento in questione, deve essere consapevole che sta lavorando con soggetti in via di sviluppo, con un cervello molto plastico e con sistemi non completamente maturi. Non è sufficiente quindi mettere un bambino davanti ad uno schermo con un videogioco per poter ottenere un miglioramento nella velocità di lettura e nella memoria verbale a breve termine».

Il trattamento è durato due settimane (12 incontri di un’ora al giorno) su bambini con età media di 9 anni. Ai piccoli venivano proposti due videogiochi commerciali d’azione in cui un’elevata velocità di presentazione e un’imprevedibilità degli eventi – che compaiono principalmente nella periferia del campo visivo – richiedevano loro un rapido dispiegamento dell’attenzione visiva. Alla fine del training, i bambini sono stati suddivisi in due gruppi in base all’andamento dei punteggi nei videogiochi. Dai risultati finali si è constatato che il gruppo con punteggi di gioco più elevati era anche quello che ha ottenuto benefici maggiori nella lettura e nella memoria.

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