Donne e giovani: dipendenze e violenza in aumento. Intervista alla Dott.ssa Giovanna Grillo.

Donne e giovani: dipendenze e violenza in aumento. Intervista alla Dott.ssa Giovanna Grillo.

Donne, uomini e giovani. Non c’è genere o età in cui le dipendenze non siano aumentate nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Chiusure e restrizioni hanno messo alla prova tutta la popolazione, ma come sempre sono stati i più fragili a pagare il prezzo più alto. Ne abbiamo parlato con Giovanna Grillo, presidente della cooperativa sociale Casa Emmaus, rappresentante del coordinamento delle comunità terapeutiche della regione Sardegna, rappresentante dell'INTERCEAR (Coordinamento nazionale delle comunità terapeutiche accreditate) e supervisore del Centro Soranzo.

Donne, uomini e giovani. Non c’è genere o età in cui le dipendenze non siano aumentate nel corso dell’ultimo anno e mezzo. Chiusure e restrizioni hanno messo alla prova tutta la popolazione, ma come sempre sono stati i più fragili a pagare il prezzo più alto. Forte di una esperienza trentennale nella cura di numerosi tipi di dipendenze, Casa Emmaus ha organizzato anche quest’anno un evento per mettere in luce le criticità del sistema di cura con uno sguardo nuovo. Obiettivo dell’incontro, intitolato “Apriamo Orizzonti” e organizzato recentemente a Cagliari, è stato quello di proporre soluzioni, dando voce ai professionisti del settore, con un focus speciale sulle dipendenze. Ne abbiamo parlato con Giovanna Grillo, presidente della cooperativa sociale Casa Emmaus, rappresentante del coordinamento delle comunità terapeutiche della regione Sardegna, rappresentante dell’INTERCEAR (Coordinamento nazionale delle comunità terapeutiche accreditate) e supervisore del Centro Soranzo.

Come ha inciso la crisi coronavirus sul vostro lavoro quotidiano? La crisi del coronavirus ha inciso fortemente sul nostro lavoro quotidiano. I nostri pazienti hanno avuto molte meno possibilità di uscire dalla struttura per il reinserimento sociale e lavorativo. I minori, i pazienti psichiatrici, i tossicodipendenti e le persone affette da disturbi del comportamento alimentare che seguiamo da vicino non hanno potuto infatti frequentare palestre, gruppi scout o associazioni di volontariato, né cominciare tirocini lavorativi. Ci sono poi state ulteriori difficoltà per proseguire le psicoterapie familiari.
Altrettanto complicato è stato coprire i turni di lavoro, perché in caso di febbre un operatore doveva restare a casa diversi giorni per aspettare gli esiti dei tamponi.
Dato che i nostri servizi sono già gravemente provati dai tagli alla spesa sanitaria e dalla carenza di risorse, quest’emergenza ha ovviamente inciso in modo rilevante.
Occorre anche ricordare che, soprattutto all’inizio della crisi, non c’erano procedure chiare e definite del ministero o delle regioni e, se esistevano, mancava il supporto a livello territoriale. Strutture come le nostre, ad esempio, dovevano fare tamponi a pazienti e operatori a intervalli regolari. Ma in Sardegna non esistevano laboratori autorizzati a fare i tamponi, a esclusione del servizio pubblico che era sovraccarico. C’è stato insomma, un cortocircuito. Per gestire l’ingresso dei pazienti abbiamo dovuto infine creare a nostre spese dei locali appositi dove poterli isolare. E’ stato un periodo davvero difficile.

Avete riscontrato un aumento delle dipendenze in quest’ultimo anno e mezzo?

Abbiamo riscontrato un chiaro aumento delle patologie gravi psichiatriche. Più in particolare, c’è stato un aumento dei disturbi del comportamento alimentare di quasi il 30%. I minori che già soffrivano di grave disagio, con il coronavirus e le misure di isolamento sociale hanno visto acuirsi il loro malessere, ed è aumentata anche la violenza contro le donne.

Che tipo di dipendenze sono aumentate di più e quali fasce di popolazione sono le più colpite?

La maggiori percentuali di aumento riguardano i disturbi del comportamento alimentare, in crescita del 30% circa, le dipendenze dei minori, con un incremento
che si aggira intorno al 35%, e le donne vittime di violenza, circa il 40% in più.

Nell’evento da voi organizzato a Cagliari una sessione specifica è dedicata alle nuove dipendenze dei minori. Può spiegarci meglio di quali patologie si tratta e come si stanno evolvendo?

Nella nostra conferenza anche quest’anno abbiamo voluto dare spazio ai minori tossicodipendenti, perché questo problema è sempre più grave. Lo confermano i dati dell’ultima relazione sul tema in Parlamento. Si tratta non solo dell’abuso di sostanze, ma anche di tutte le nuove dipendenze che vanno dai disturbi alimentari a Internet, dai giochi come la playstation al cellulare e al gioco d’azzardo. È un problema di cui tutti siamo a conoscenza, ma per il quale si sta facendo poco sia in
termini di prevenzione che di intervento precoce. Quest’ultimo è uno degli aspetti più importanti nella presa in carico di un giovane. Tutti gli studi sui neuroni a specchio degli ultimi anni rivelano che un cervello di un adolescente è plastico fino al 25esimo anno di età. Sono questi gli anni in cui un intervento psicoterapico, farmacologico e di comunità può dare un esito positivo. Spesso invece la presa in carico avviene in tempi non congrui, perché non ci sono psichiatri a sufficienza, e il minore viene gestito ambulatorialmente mentre avrebbe bisogno di un intervento integrato per affrontare ad esempio un deficit cognitivo con una latentizzazione psichiatrica. Paghiamo il dazio dei tagli alla spesa sanitaria e alla medicina territoriale.

Alla luce della vostra esperienza, quali azioni è possibile intraprendere ora per disinnescare il circolo vizioso delle dipendenze in crescita?

Sicuramente è necessario fare un lavoro di prevenzione di qualità, utilizzando gli studi scientifici a disposizione, la cosiddetta evidence based medicine, quella che funziona. Servono fondi continuativi, perché non si può fare prevenzione per tre mesi e poi interromperla. Occorre anche anticiparla nel tempo, già alle scuole
elementari e sicuramente alle medie, perché esiste tutta una serie di fattori di rischio che si può già individuare in questi anni. Se queste fragilità non vengono prese in carico presto, la possibilità di uso e abuso di sostanze e della loro assunzione continuativa aumenta in modo significativo. La prevenzione è quindi fondamentale ed è importante che chi se ne occupa abbia competenze adeguate.
È altrettanto essenziale che i progetti coinvolgano le famiglie, la scuola, gli enti del terzo settore e le istituzioni competenti, e che questa collaborazione sia reale, non fittizia e improvvisata. Grazie a una presa in carico precoce, seria e continuativa, possiamo risolvere velocemente molti problemi.

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