Lo sport e le malattie neuromuscolari: perché migliora la qualità della vita

Lo sport e le malattie neuromuscolari: perché migliora la qualità della vita

Quando si parla di malattie neuromuscolari, ci si riferisce a tutte le patologie, congenite o acquisite, che incidono negativamente sulla funzionalità dell’unità motrice. I danni possono essere ai percorsi nervosi, ai motoneuroni e anche alle fibre muscolari. Ciò che non cambia sono le alterazioni alla propria quotidianità che, nonostante le terapie, può cambiare notevolmente, come le azioni e le abitudini delle persone affette. Spesso diventa impossibile anche solo camminare, per cui è necessario del supporto di una sedia a rotelle. In un quadro del genere, che compare in chi ha avuto diagnosi di atrofia muscolare spinale, miastenia grave o Sclerosi laterale amiotrofica, per esempio, sembra paradossale parlare dell’importanza dello sport e dei motivi per cui deve essere comunque praticato, nonostante tutte le difficoltà oggettive. Eppure, è scientificamente provato che l’attività motoria, anche in questi casi, possa essere veramente importante e migliorare la qualità di vita. Si tratta di benefici dal punto di vista fisico e psicologico: i malati, anche coloro che vengono seguiti in un centro specializzato per via degli esiti delle patologie neuromuscolari, hanno una percezione più positiva, del proprio corpo e delle loro capacità. Hanno la possibilità di controllare se stessi e di migliorare le loro abilità in un determinato ambito. Il tutto si traduce in un aumento della voglia di fare e di mettersi in gioco, che è diretta conseguenza di una migliore autostima. Non sono solo congetture, ma i risultati di un’indagine condotta da NEMOLAB, con il patrocinio dei Centri Clinici NeMO, Associazione Famiglie SMA APS ETS, UILDM, FIPPS e Comitato Italiano Paralimpico, che ha riguardato 117 soggetti: quasi il 42 per cento degli intervistati praticava attività sportiva, ma molti non avevano ricevuto indicazioni dai medici circa la sua importanza. È importante, dunque, sensibilizzare sempre di più sull’argomento e spingere giovani e adulti a praticare discipline di squadra, che si configurano come una vera e propria palestra di vita per i malati.

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