Sindrome dell’intestino irritabile: fisiopatologia, fattori scatenanti e approcci terapeutici basati sulle evidenze

Sindrome dell’intestino irritabile: fisiopatologia, fattori scatenanti e approcci terapeutici basati sulle evidenze

La sindrome dell’intestino irritabile (IBS) è una patologia funzionale dell’apparato gastrointestinale sempre più diffusa, caratterizzata da dolore addominale ricorrente associato ad alterazioni dell’alvo, in assenza di anomalie strutturali o biochimiche. Secondo i criteri di Roma IV, adottati dalla comunità scientifica internazionale, la diagnosi si basa sui sintomi clinici, dopo l’esclusione di patologie organiche.

Le evidenze scientifiche indicano che l’IBS abbia un’origine multifattoriale. Tra i principali meccanismi coinvolti figurano l’ipersensibilità viscerale, alterazioni della motilità intestinale, disfunzioni dell’asse intestino-cervello e modificazioni del microbiota intestinale. Il mantenimento di un microbiota equilibrato è considerato fondamentale per limitare fenomeni di fermentazione eccessiva, gonfiore e disturbi intestinali che potrebbero aggravare il quadro clinico. Studi recenti suggeriscono inoltre un ruolo dell’infiammazione di basso grado e di eventi scatenanti come infezioni gastrointestinali pregresse.

Lo stress psicologico e alimenti pro-infiammatori possono amplificare la sintomatologia. Tra gli interventi dietetici più studiati vi è il protocollo low FODMAP, che prevede una fase di esclusione di alimenti ad alto contenuto di carboidrati fermentabili, inclusi lattosio e glutine, e la selezione controllata di specifiche tipologie di frutta e verdura meglio tollerate. Tale approccio ha mostrato efficacia nel ridurre dolore e gonfiore in una parte significativa dei pazienti. Le strategie terapeutiche includono anche modifiche dello stile di vita e, quando necessario, trattamenti farmacologici mirati. Pur non essendo una patologia grave, l’IBS può avere un impatto rilevante sulla qualità della vita, rendendo fondamentale una gestione integrata e basata sulle evidenze.

Dott.ssa Chiara Petronio

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