
Stanchezza mentale e brain fog: strategie per il benessere
Molte persone oggi lamentano una stanchezza mentale o addirittura ciò che psicologicamente definiamo uno stato di “brain fog”. Si tratta di una condizione mentale caratterizzata da sensazioni di confusione, scarsa chiarezza mentale, scarsa memoria, scarsa concentrazione. Una sorta di stanchezza cognitiva che spesso porta preoccupazione, e spesso proprio tale preoccupazione fa ovviamente peggiorare la condizione
Non è una patologia ma uno stato di malessere psico-fisico, un sintomo che non va trascurato o nascosto in un cassetto.
La nebbia mentale è collegata al disagio psicologico, ad esempio quando soffriamo di stress cronico, di stati di ansia o depressione. Difatti elevati livelli di stress, prolungati nel tempo, inducono il cervello in modalità “attacco o fuga”, portando a stanchezza cognitiva e pensieri appesantiti, confusi, ridondanti, annebbiati, così come sintomi ansioso-depressivi portano sensazioni di frustrazione, che certo non migliorano la concentrazione e focalizzazione. Passività, apatia, lamentele, rimuginio: quello che gergalmente chiamiamo grigiore. A volte inoltre possono verificarsi stati di “congelamento” funzionale, quando la nebbia mentale è una risposta difensiva a un trauma o a un vero e proprio sovraccarico emotivo, in cui la mente si scollega per protezione perché l’individuo non è più in grado di fronteggiare il malessere e non è più in grado di ricercare il benessere.
Ripeto sempre che mai dovremmo scordarci di ricercare attivamente il benessere. In ogni modo.
Le strategie di coping, di cui siamo dotati, possono permetterci di fronteggiare, saper reagire, sopportare, gestire un evento negativo e stressante. Questo porta benessere mentale anche quando vi sono problemi e sofferenze. Al contrario se il nostro coping è lacunoso, disfunzionale tenderemo a subire, diventare reattivi, essere sopraffatti dalle emozioni e dai pensieri. Ma il coping si impara, si allena. Ci vuole volontà. Purtroppo ritengo che proprio il malessere mentale porti le persone a una scarsa volontà, e senza motivazioni cercare soluzioni nella direzione del benessere diventa ancor più difficile. E’ vero anche che la nostra intelligenza emotiva dovrebbe portarci a chiedere aiuto quando ci sentiamo sopraffatti oppure quando il tempo del malessere mentale, anche se non intenso, perdura da troppo tempo. Oltre ad intervenire direttamente sul problema per risolverlo o per diminuire lo stress, dovremmo anche usare ed esercitare le cosiddette strategie di “emotion-focused coping” cioè quelle modalità attivate al fine di regolare l’impatto emozionale che l’evento o problema o stimolo stressante e fastidioso ha su di noi. Le strategie di coping sono le tecniche che definiscono il processo di adattamento alla situazione stressante e possono essere funzionali o disfunzionali. E’ fondamentale anche il gioco di squadra cioè l’insieme dei comportamenti e atteggiamenti messi in atto per fronteggiare una situazione negativa o dolorosa anche a livello inter-personale. Le relazioni sono e devono essere per noi una risorsa. Senza relazioni sane, di collaborazione, di affetto, di confronto, la nebbia diviene più fitta.
Talvolta poi le strategie di coping incentrate sul problema non mirano alla soluzione, piuttosto a eliminare le fonti di stress, e questo addirittura può divenire disfunzionale. Non dobbiamo fuggire, non dobbiamo eliminare tutto ciò che ci porta stress. Quando un fattore di stress è qualcosa che non si può cambiare come potremmo resistere? Spesso dico che diviene indispensabile cambiare qualcosa dentro quando non posso cambiare qualcosa fuori!
Nessuno forse ci ha insegnato che si rischia persino di alimentare un determinato stress e malessere conseguente quando ci si impegna molto nell’evitarlo.
L’apprendimento è vitale. Per me psicologicamente non vi può essere benessere quando non vi è nessuna forma di apprendimento. Questo vale per bambini, giovani, adulti, anziani, tutti.
Una certa quantità di stress è salutare, ci rende vivi, attenti, performanti. Ci spinge a imparare. Ma quando è troppo lo stress o prolungato eccessivamente nel tempo diviene malsano o pericoloso.
Dobbiamo costruire, da soli o facendoci supportare psicologicamente, un sano distacco emotivo e una buona auto-motivazione, accettando anche i nostri limiti e debolezze. Come sostiene Brené Brown, ricercatrice di Sociologia all’Università di Houston: “La vulnerabilità non è debolezza, ma è la nostra più grande misura di coraggio”. E da un momento di malessere si può lavorare per aumentare la propria consapevolezza, uno spiraglio di luce.
La nebbia si dirada ricercando anche sani stili di vita (mangiare sano, idratarsi, esporsi al sole, fare movimento, avere una buona igiene del sonno, ricercare scambi relazionali, stare nella natura, ecc.) e allontanandosi da ciò che è nocivo psicologicamente e/o fisicamente (relazioni tossiche o false, alcolici, fumo, droghe, ambienti bui e privi di ossigeno, sedentarietà, ecc.). Inoltre studiare, leggere, imparare qualcosa di nuovo, fare un corso. Mai smettere di lasciarsi incuriosire e di ricercare la bellezza…
Dott.ssa Paola Dora
